Agosto, vacanze, ma non solo… mi fa pensare a distese dorate con qualche puntino rosso,
non è esattamente il mese del grano e della mietitura, ma vorrei parlarvene comunque.
La raccolta del grano (mietitura) viene fatta verso la prima metà di luglio e, in tempi andati, era un momento
di festa nella campagna Veneta, significava assicurarsi il pane e la pasta per tutto l’anno, per quegli anni era soprattutto la moneta di scambio. Mietere il grano era un lavoro duro, veniva fatto dagli uomini con la falce, iniziava presto alla mattina (al sorgere del sole) e le donne avevano l’importante compito di portare (verso le otto) la “marenda” composta da pane, salame e vino. Tutta la famiglia collaborava e per i bambini c’era da divertirsi,
perché le mamme erano particolarmente impegnate. Dopo la raccolta nei campi c’era la trebbiatura, che veniva fatta sull’aia, si stendeva il grano e lo si batteva con dei bastoni per liberare i chicchi dall’ involucro, dagli steli e dalle spighe. Poi le donne, con questi chicchi, riempivano grandi lenzuola bianche, che tendendole, li buttavano verso il cielo, rimanevano sospesi per qualche istante creando forme indefinite, che per i bambini che guardavano seduti a terra con le gambe incrociate erano forme quasi magiche, e l’aria li liberava dalla “pula”. I chicchi erano così finalmente pronti per essere portati al mulino e si ritornava con la preziosa farina. Tutto questo ve lo racconto attraverso gli occhi di mio padre, che ha vissuto quei momenti che era bambino.
Spero con tutto il cuore di essere riuscita a trasmettere tutto ciò che ho provato io: le sensazioni, la gioia ed anche un po’ di rammarico per non aver vissuto quei momenti.